The large format of this painting from about 1527–30 would suggest that it was commissioned either by a wealthy patron or for a church setting. Its origins are unknown, however. It first appeared for sale in London in 1833, when it was attributed to the Venetian Renaissance master Giorgione. Yet recent scholarship has attributed this work to another Venetian painter, Paris Bordone.
Born in Treviso, in the Veneto region of northern Italy, Bordone moved to Venice as a child in 1508. In his adolescence he was apprenticed to Titian, according to the historian Vasari, who recounts how ‘after learning grammar and having become an excellent musician, he went to Titian, but did not remain long, for he perceived that the master was not very painstaking with his pupils, and decided to leave’. He may actually have been expelled from Titian’s studio due to his precocious talent, which aroused the elder master’s jealousy. Bordone then apparently found employment with private patrons, who, being unable to afford Titian’s high prices, delighted in the apprentice’s ability to paint in a manner so close to that of Titian himself. Vasari also records how after leaving Titian’s studio, Bordone ‘grieved much that Giorgione was then dead, for that master’s style pleased him exceedingly, and he thought much more of Giorgione’s reputation of being a willing and careful teacher of what he knew. Not being able to do better, Paris resolved to adopt Giorgione’s style. He succeeded well and acquired great credit.’
Rest on the flight into Egypt with Saint Catherine and angels was painted in Venice towards the end of the first decade of Bordone’s professional career. With this work, the artist delights in presenting a religious narrative within a pastoral setting, reprising the perfectly blended combination of narrative and landscape at which both Titian and Giorgione had previously excelled. The story of the flight into Egypt is told in the late first-century Gospel of Saint Matthew (2:13), where it is recounted that: ‘behold, the angel of the Lord appeareth to Joseph in a dream, saying, Arise, and take the young child and his mother, and flee into Egypt, and be thou there until I bring thee word: for Herod will seek the young child to destroy him’. This warning had been precipitated by the arrival of the Magi in Jerusalem who, in search of the newborn Jesus, asked King Herod about the whereabouts of the new ‘King of the Jews’. Fearing that his throne would be overthrown by this mysterious child, Herod (also according to Matthew) ordered that all newborn male children in Bethlehem be executed. Joseph, Mary and Jesus were to return to Jerusalem only after Herod’s death.
The ‘Flight into Egypt’ story was elaborated upon in subsequent apocryphal gospels, particularly the seventh-century Gospel of Pseudo-Matthew, which recounts how the infant Jesus miraculously causes the branches of a palm tree to bend down and offer their fruit to Mary, while a spring emerges at the tree’s roots to provide water. In Bordone’s composition, the palm tree has been replaced by an orange tree, populated by cherubs who pick the fruit for Mary; the spring at the foot of the tree is alluded to by the angel carrying a golden ewer. In the background, Bordone shows a wolf in proximity to a sheep, probably referencing the Old Testament Book of Isaiah (11:6), which speaks of how ‘the wolf shall dwell with the lamb and the leopard shall lie down with the kid’, thus emphasising the tranquillity enjoyed by the Holy Family during their sojourn in Egypt.
To Mary’s left sits Saint Catherine of Alexandria, a Christian virgin who was martyred in the fourth century, and who was often imaged in art holding a book, symbolic of her devotion to spiritual study. She is shown in private dialogue with the infant Jesus, and this passage in Bordone’s painting provides a beautiful grace note within the overall composition. The treatment of the eyes, hair and flesh tones of both Catherine and the Christ Child is spectacularly liquid and sensuous, displaying Bordone’s indebtedness to both Titian and Giorgione. The Virgin Mary’s face is less successfully rendered. Infrared reflective photography reveals that Bordone changed the position of her head completely during the painting process, which may partly account for the lack of resolution in this part of his composition.
In later years Bordone travelled widely, working for Francis I in France, for wealthy Bavarian patrons at Augsburg, and in Milan. Towards the end of Bordone’s life Vasari visited him in Venice, noting: ‘At the age of seventy-five he remains quietly at home, working for pleasure and at the request of some princes and other friends, shunning rivalry and vain ambition to avoid the disturbing influence of the malignant and envious, so that he lives quite simply.’
Ted Gott, Senior Curator, International Art, National Gallery of Victoria
Il grande formato di questo dipinto, risalente al 1527–30 circa, fa pensare che sia stato commissionato da un ricco mecenate o per una chiesa. Le sue origini, tuttavia, sono sconosciute. L’opera è stata messa in vendita per la prima volta a Londra nel 1833, quando venne attribuita al maestro veneziano del Rinascimento Giorgione. Tuttavia, recenti studi hanno attribuito quest’opera a un altro pittore veneziano, Paris Bordone.
Nato a Treviso, in Veneto, Bordone si trasferì a Venezia nel 1508 quando era ancora bambino. Secondo lo storico Giorgio Vasari, durante l’adolescenza fu apprendista di Tiziano. Vasari racconta che Bordone “dopo aver imparato la grammatica ed essere diventato un eccellente musicista, andò da Tiziano, ma non rimase a lungo, perché si accorse che il maestro non era molto scrupoloso con i suoi allievi, e decise dunque di andarsene”. È possibile che Bordone sia stato espulso dalla bottega di Tiziano a causa del suo talento precoce, che suscitò la gelosia dell’anziano maestro. Pare che Bordone abbia poi trovato lavoro presso mecenati privati che, non potendo permettersi i prezzi elevati imposti da Tiziano, si rallegravano della capacità dell’apprendista di dipingere in modo così simile a quello del maestro veneziano. Vasari riporta anche che, dopo aver lasciato la bottega di Tiziano, Bordone “si addolorò molto che Giorgione fosse morto, perché lo stile di quel maestro gli piaceva molto, e stimava molto la sua reputazione di insegnante volenteroso e attento a condividere ciò che sapeva. Non potendo fare di meglio, Paris decise di adottare lo stile di Giorgione. Ci riuscì bene e ottenne un notevole successo”.
Fuga in Egitto con Santa Caterina e angeli fu dipinto a Venezia verso la fine del primo decennio della carriera professionale di Bordone. Con quest’opera, l’artista si diletta a presentare una narrazione religiosa all’interno di un contesto pastorale, riproponendo la combinazione perfettamente amalgamata di narrazione e paesaggio in cui sia Tiziano che Giorgione avevano precedentemente eccelso. La storia della fuga in Egitto è raccontata nel Vangelo di San Matteo della fine del primo secolo, dove al versetto 2,13 si narra che: “Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo»”. L’avvertimento fu innescato dall’arrivo dei Magi a Gerusalemme alla ricerca del neonato Gesù, i quali chiesero al re Erode dove si trovasse il nuovo “Re dei Giudei”. Temendo che il suo trono venisse spodestato da questo misterioso bambino, Erode, sempre secondo Matteo, ordinò che tutti i neonati maschi di Betlemme fossero giustiziati. Giuseppe, Maria e Gesù sarebbero tornati a Gerusalemme solo dopo la morte di Erode.
La storia della fuga in Egitto venne elaborata nei successivi vangeli apocrifi, in particolare nel Vangelo dello Pseudo-Matteo, risalente al VII secolo, in cui si racconta che Gesù bambino fece miracolosamente piegare i rami di una palma per offrire i suoi frutti a Maria, mentre una sorgente emergeva dalle radici dell’albero per offrirle dell’acqua. Nella composizione di Bordone, la palma è stata sostituita da un arancio, occupato da putti che raccolgono i frutti per Maria; la sorgente ai piedi dell’albero è allusa dall’angelo che regge una brocca d’oro. Sullo sfondo, Bordone mostra un lupo in prossimità di una pecora, probabilmente facendo riferimento al versetto 11,6 del libro di Isaia in cui si legge: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà”, sottolineando così la tranquillità di cui godeva la Sacra Famiglia durante il suo soggiorno in Egitto.
Alla sinistra di Maria siede Santa Caterina d’Alessandria, una vergine cristiana martirizzata nel IV secolo, spesso raffigurata nelle opere d’arte con in mano un libro, simbolo della sua devozione allo studio spirituale. La Santa è raffigurata mentre intrattiene un dialogo privato con Gesù bambino e questo passaggio nel dipinto di Bordone costituisce una splendida nota di grazia all’interno della composizione. Il trattamento degli occhi, dei capelli e dei toni della carne sia di Santa Caterina che del Bambino è spettacolarmente liquido e sensuale, evidenziando il legame di Bordone con Tiziano e Giorgione. Il volto della Vergine Maria è reso in modo meno efficace. La fotografia a infrarossi rivela che Bordone cambiò completamente la posizione della sua testa durante il processo pittorico, il che potrebbe in parte spiegare la mancanza di risoluzione in questa parte della composizione.
Negli anni successivi Bordone viaggiò molto, lavorando per Francesco I in Francia, per ricchi mecenati bavaresi ad Augusta e a Milano. Durante gli ultimi anni della vita di Bordone, Vasari gli fece visita a Venezia, e scrisse: “All’età di settantacinque anni rimane tranquillamente a casa, lavorando per diletto e su richiesta di alcuni principi e altri amici, rifuggendo da rivalità e vane ambizioni per evitare l’influenza inquietante dei maligni e degli invidiosi, in modo da vivere semplicemente”.
Paris BORDONE
Rest on the flight into Egypt with Saint Catherine and angels (c. 1527-1530)
oil on canvas
154.7 x 236.0 cm (image) 156.4 x 237.4 cm (canvas)
National Gallery of Victoria, Melbourne
Purchased through the NGV Foundation with the assistance of Allan and Maria Myers, Honorary Life Benefactors, 2006
2006.258